Dott. Annibale Bertola

Disagio contemporaneo, risorse, spiritualità . Alcune riflessioni di uno psicoterapeuta

In questo contributo ho ritenuto di esplorare un possibile approccio della psicologia – ed in particolare della psicoanalisi – utile a fronteggiare la precarietà e le incertezze che caratterizzano i nostri giorni.

Le incertezze partono dagli orizzonti globali di politica planetaria fino a impregnare il tessuto quotidiano, i piccoli accadimenti di ogni giorno. Ci si trova continuamente di fronte a sfide che mettono in gioco il nostro adattamento e minano la nostra gioia di vita.

I linguaggi che adoperiamo tendono a sovrapporsi e ad interagire in modo confusivo. Nel frattempo la Junghiana “fatica di vivere” si fa talora più diffusa e più lancinante. (Jung ,1930; Malerba, 2016).

Urge un ridefinizione dell’uomo come soggetto morale.

L’uomo come individuo (persona) e l’umanità nel suo complesso.

Ridefinire la missione etica è condizione necessaria per governare i processi, anziché subirli. Questo implica una armonizzazione dei linguaggi che descrivono la realtà odierna e il confronto fra campi apparentemente lontani, come quello della investigazione psicologica e quello della ricerca spirituale.

Spiritualità e spirito ” La spiritualità è la capacità di una persona di comprendere se stessa, ossia la capacità di trovare le risposte alle domande: chi sono? da dove provengo? dove vado? quali legami e quali valori mi danno la possibilità di raggiungere il senso della mia vita? Grazie alla spiritualità una persona è in grado di avere un atteggiamento cosciente e responsabile riguardo a se stesso, gli altri, Dio e il resto del mondo. Solo una persona “spiritualmente attiva” sa pensare, amare e lavorare. Una persona senza una vita spirituale è impotente ed esposta ad ogni pericolo, come un animale privato del suo istinto. La vita spirituale è il centro di comando della vita umana. Gli ormoni regolano il corpo, la consapevolezza dà dimensione alla psiche, la coscienza alla sensibilità morale, la vita spirituale invece è responsabile della gestione di tutte le sfere dell’esistenza personale. La spiritualità vissuta in modi diversi (dal cristianesimo, dal buddismo, dall’ateismo) deriva dal modo di comprendere la persona e la sua esistenza con modalità estremamente diverse.” (http://www.mimep.it/che-cosa-e-la-spiritualita/)

Spiritualità e Psicologia: da questo rapporto «Nasce così all’interno della psicologia, a partire da quella fenomenologica di Jasper, sviluppandosi poi attraverso la psicologia dinamica e le psicologie umanistiche, la formulazione di “vita spirituale” per esprimere un bisogno profondamente umano, che può svilupparsi in un orizzonte sia religioso che agnostico o anche ateo. Questa nuova descrizione consente di cogliere meglio i bisogni e le trasformazioni “spirituali” dell’identità contemporanea e le relative forme di esperienza e di espressione. (Pinkus, 2014, citato)

Queste righe sintetizzano lo stato attuale del rapporto fra la ricerca nel campo spirituale e lo strumento psicologico inteso come privilegiato nella comprensione della persona umana vista nel massimo nella sua intensionalità individuale, colta cioè nella sua massima integrazione. Ma oggi non è possibile (se mai poi lo sia effettivamente stato) limitarsi a esaminare il rapporto fra il senso religioso (condizione dell’uomo contemporaneo) e la sola tradizione giudaico cristiana.

Uno dei principali effetti di ritorno della società multietnica che ormai è nata e si sta consolidando (con buona pace di chi pensa ancora per ingenuità o incultura alla “difesa della razza bianca” (secondo l’allucinante dichiarazione del governatore della Lombardia Fontana) è l’inevitabile confronto con altre forme di spiritualità. Esse appartengono ad altre tradizioni culturali, ma viaggiano come compagne inseparabili con i migranti che lasciano le loro terre perché tormentati dalle guerre o dalle invivibili condizioni economiche .

Molto rapidamente, e ognuna di queste forme di ricerca in questo campo così importante per la natura umana meriterebbe un approfondimento, penso alla spiritualità buddista e al contatto con il mondo orientale, un tempo esotico e lontano (per definizione) e ora sempre più presente per il profilarsi della potenza cinese.

Per motivi diversi, e con connotazioni in parte differenti, in parte accumunati dalla stessa connotazione affettiva di estraneità e di minaccia, incombe il bisogno di un confronto con il mondo e la religiosità islamica. E’ appena il caso, nello specifico della matrice islamica del terrorismo cosiddetto “islamico” odierno ricordare quello che ha scritto Olivier Roy: siamo di fronte all’islamizzazione dell’estremismo, e non di fronte all’estremizzazione dell’Islam

In questa riscoperta della dimensione spirituale che sottende la nostra tradizione giudaico cristiana e che si esprime oggi attraverso una pluralità di confessioni a mio modo di vedere occorre affrontare e superare l’inquietante latitanza del tema dei valori. Questi sono definibili comefinalità condivise che rendano possibile la convivenza degli uomini e siano coerenti con le modalità organizzative previste dalle varie configurazioni sociali.

Società , personalità modale, psicopatologia modale

La società contemporanea si pone essenzialmente come una società dai tratti compositi, ed è stata definita in vari modi: postindustriale, postmoderna, “liquida” ; comunque così difficilmente riconducibile a schemi predefiniti da non poter essere ricondotta a una configurazione sociale precedente. Essa ha in sé tratti compositi, che mescolano elementi della società tradizionale, di quella industriale e di quella industriale avanzata: un mix che non si attaglia a strutture di personalità riconducibili direttamente ai costrutti psicopatologici che la storia della psichiatria ha ritenuto di individuare tramite le tassonomie consolidate. Da qui, probabilmente, il grande aumento delle sindromi narcisistiche e delle dinamiche border-line che sembrano configurare la “psicopatologia modale” dei nostri giorni ( Kernberg, 1975).

Un fattore aggregante nella società frammentata può essere, e in un certo senso deve essere la individuazione, scoperta o riproposizione di valori.

Il valore è essenzialmente una struttura di mediazione fra le persone, e interviene anche come “spazio intermedio” fra i bisogni e il comportamento (Di Nuovo, 2011). Aggiungiamo che i bisogni nel momento in cui si definiscono all’interno dei processi mentali del soggetto diventano “desiderio”, pregno di significati psicologici ma aggettante verso l’allargamento del concetto stesso di valore verso orizzonti filosofici e teologici (Levinas, 2010). La dinamica dei valori quindi è strettamente collegata con la riflessione sui destini umani. L’ orientamento verso il “valore” come finalità generale dell’esistenza si squaderna poi nella costruzione di singoli “valori”. Essi diventano quindi l’attualizzazione operativa del principio generale della intenzionalità del comportamento e delimita un vero e proprio terreno di scambio fra la filosofia e la psicologia: E’ evidente infatti che nel realizzare i propri comportamenti il soggetto empirico ha bisogno di costruirsi dei modelli mentali delle conseguenze del suo operato. Il concetto di valore implica che esso possa essere assunto come riferimento che configuri il valore come universalizzabile.

Psicoterapia e superamento dell’attuale “disagio della civiltà”

Nata dal bisogno di affrontare la sofferenza potremmo riprendere il senso profondo della nota conclusione di Freud là dove proponeva, tramite la terapia psicoanalitica di «trasformare la miseria isterica in una infelicità comune». Se la comune infelicità è corretta, sostanziata, o perfino superata da una adesione convinta a un sistema di valori realmente sentito potremmo individuare nel lavoro psicoterapeutico uno degli strumenti – certo non l’unico, ma altrettanto certamente non l’ultimo – che realizzino l’uomo d’oggi riconciliandolo con il notevole, indubitabile disagio della civiltà dei nostri giorni.

Si tratta di recuperare ed adattare alle esigenze del nostro tempo la missione morale che ha originato la psicoanalisi, recuperandone la tensione valoriale che l’ha sempre connotata (Lombardo, 2013)

L’articolazione con la ricerca spirituale (Pinkus, citato) mi sembra possa fornire una promettente sinergia. Non solo recuperare una “visione antropologica dell’uomo”: ma fondare lo sviluppo di una nuova antropologia.

Spetta alla comunità degli psicologi superare l’ottica individualistica, e così come si è fatto dal punto di vista metodologico superando la visione decisamente soggettivistica allargare la propria operatività alle istituzioni, alle organizzazioni e all’azione che da “ortopedica” riparatoria (che interviene “dopo” la lesione originante il disagio) lo prevenga con la promozione di interventi preventivi a tutti i livelli della azione delle agenzie sociali (Bertola, 1992).

Un compito arduo, per lo psicologo del futuro. Ma uno stimolo a ripensare al ruolo che la spiritualità ha avuto nella ricerca dei nostri grandi padri: da Freud a Jung, da Binswanger a Hillman, da Jasper fino alla Jacobi, fino a giungere, al giorno d’oggi all’ansia di un completamento che possa dare all’uomo d’oggi il senso di una multidimensionalità armonica, superano la marcusiana monodimensionallità, ed affermando all’interno della riscoperta della propria identità di uomo d’oggi gli spazi per una nuova costruzione di un senso condiviso.

Bertola A.

1992

Identità e AIDS: Crisi, difese, valori

ne "L'Ermete" 2 23-43

Di Nuovo S.

2011

Valori, norme e comportamento altruistico

In Altruismo e Comportamento Prosociale (a cura di Boca S.e Scaffini Abate C.)

Angeli, Milano pp. 158-171

Jung. C. G.

1930

Die 4 Phasen des Lebens

Gesammelte Werke. 18 Bände. Rascher, Zürich 

Lévinas, E.

1997

Il tempo e l’altro

Il Melangolo

Lombardo G. P.

1980

I nodi dell’antipsichiatria

Borla, Roma

Malerba G.

2016

La fatica di vivere

Il convivio, Catania

Pinkus, L.

2014

Psicologia, spiritualità, identità

PSICOLOGIA DELLA RELIGIONE E-JOURNAL

1 (1), 37–53